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25 aprile a Senago – programma

xxv aprile 2017

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di | aprile 24, 2017 · 6:10 pm

8 settembre 1943

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La stessa cosa, intendi cosa voglio dire, la stessa cosa… – Kim s’è fermato e indica con un dito come se tenesse il segno leggendo; – la stessa cosa ma tutto il contrario. Perché qui si è nel giusto, là nello sbagliato. Qua si risolve qualcosa, là ci si ribadisce la catena.

Quel peso di male che grava sugli uomini del Dritto, quel peso che grava su tutti noi, su me, su te, quel furore antico che è in tutti noi, e che si sfoga in spari, in nemici uccisi, è lo stesso che fa sparare i fascisti, che li porta a uccidere con la stessa speranza di purificazione, di riscatto. Ma allora c’è la storia. C’è che noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto loro dall’altra.

Da noi, niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo, pur uguale al loro, m’intendi? uguale al loro, va perduto, tutto servirà se non a liberare noi a liberare i nostri figli, a costruire un’umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi. L’altra è la parte dei gesti perduti, degli inutili furori, perduti e inutili anche se vincessero, perché non fanno storia, non servono a liberare ma a ripetere e perpetuare quel furore e quell’odio, finché dopo altri venti o cento o mille anni si tornerebbe cosi, noi e loro, a combattere con lo stesso odio anonimo negli occhi e pur sempre, forse senza saperlo, noi per redimercene, loro per restarne schiavi.

Questo è il significato della lotta, il significato vero, totale, al di là dei vari significati ufficiali. Una spinta di riscatto umano, elementare, anonimo, da tutte le nostre umiliazioni: per l’operaio dal suo sfruttamento, per il contadino dalla sua ignoranza, per il piccolo borghese dalle sue inibizioni, per il paria dalla sua corruzione. Io credo che il nostro lavoro politico sia questo, utilizzare anche la nostra miseria umana, utilizzarla contro se stessa, per la nostra redenzione, così come i fascisti utilizzano la miseria per perpetuare la miseria, e l’uomo contro l’uomo.

— da Il sentiero dei nidi di ragno, Italo Calvino

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La nostra azione: “Promuovere i valori della Resistenza”

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di | luglio 29, 2015 · 1:19 pm

Il 25 aprile va a scuola

25aprile2014ANPI Senago, in collaborazione con la scuola secondaria di I grado I.C. Marco Polo di Senago, hanno organizzato, per la ricorrenza del 25 aprile 2014, il concorso “Dalla Resistenza la Costituzione”. I disegni ralizzati dai ragazzi di terza media, sono stati esposti presso Villa Sioli.

Vincitrice del concorso il disegno (usato per i manifesti esposti dal Comune) di Chiesa Alice, classe 3C,  intitolato “COSTITUZIONE” che lei stessa descrive così:

“Con questo disegno ho deciso di rappresentare i principi fondamentali della Costituzione Italiana con diverse App. La nostra Costituzione, che è una delle migliori al mondo, sancisce tutti i diritti fondamentali, come la libertà di pensiero, il diritto al lavoro, la tutela del patrimonio culturale, l’istruzione, la giustizia, l’uguaglianza e moltissimi altri. Insomma, i padri costituenti hanno fatto un ottimo lavoro e se i frutti non si vedono è solo perchè la maggior parte delle persone non ha mai preso in mano quel libro e molte volte non l’ha neanche letto.”

 

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“Dalla RESISTENZA la COSTITUZIONE”

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di | aprile 10, 2014 · 6:33 pm

Appello ai giovani di Concetto Marchesi

Nel congedarsi da Rettore dell’Università di Padova, prima di scappare in montagna per intraprendere la lotta partigiana, Concetto Marchesi pronunciò questa bellissima esortazione alla Resistenza.  La coscienza del latinista catanese impedì di continuare a ricoprire l’altissimo incarico nel prestigioso ateneo patavino e lo spinse a prendere coraggiosamente la strada per la montagna. A più di sessant’anni di distanza risuonano ancora vive le parole dell’accademico e suscitano al lettore una certa emozione…

Studenti dell’Università di Padova!

Sono rimasto a capo della Vostra Università finche speravo di mantenerla immune dall’offesa fascista e dalla minaccia germanica; fino a che speravo di difendervi da servitù politiche e militari e di proteggere con la mia fede pubblicamente professata la vostra fede costretta al silenzio ed al segreto. Tale proposito mi ha fatto resistere, contro il malessere che sempre più mi invadeva nel restare a un posto che ai lontani e agli estranei poteva apparire di pacifica convivenza mentre era un posto di ininterrotto combattimento.
Oggi il dovere mi chiama altrove.
Oggi non è più possibile sperare che l’Università resti asilo indisturbato di libere coscienze operose, mentre lo straniero preme alle porte dei nostri istituti e l’ordine di un governo che – per la defezione di un vecchio complice – ardisce chiamarsi repubblicano, vorrebbe convertire la gioventù universitaria in una milizia di mercenari e di sgherri massacratori. Nel giorno inaugurale dell’anno accademico avete veduto un manipolo di questi sciagurati, violatori dell’Aula Magna, travolti sotto l’immensa ondata del vostro irrefrenabile sdegno. Ed io, o giovani studenti, ho atteso questo giorno in cui avreste riconsacrato il vostro tempio per più di venti anni profanato; e benedico il destino di avermi dato la gioia di una così solenne comunione con l’anima vostra. Ma quelli che per un ventennio hanno vilipeso ogni onorevole cosa e mentito e calunniato, hanno tramutato in vanteria la disfatta e nei loro annunci mendaci hanno soffocato il loro grido e si sono appropriata la vostra parola.

Studenti: non posso lasciare l’ufficio di Rettore dell’Università di Padova senza rivolgervi un ultimo appello. Una generazione di uomini ha distrutto la vostra giovinezza e la vostra Patria. Traditi dalla frode, dalle violenza, dall’ignavia, dalla servilità criminosa, voi insieme con la gioventù operaia e contadina, dovete rifare la storia dell’Italia e costruire il popolo italiano.

Non frugate nelle memorie o nei nascondigli del passato i soli responsabili di episodi delittuosi; dietro ai sicari c’è tutta una moltitudine che quei delitti ha voluto e ha coperto con il silenzio e la codarda rassegnazione; c’è tutta la classe dirigente italiana sospinta dalla inettitudine e dalla colpa verso la sua totale rovina.

Studenti, mi allontano da voi con la speranza di ritornare a voi maestro e compagno, dopo la fraternità di una lotta assieme combattuta. Per la fede che vi illumina; per lo sdegno che vi accende, non lasciate che l’oppressore disponga della vostra vita, fate risorgere i vostri battaglioni, liberate l’Italia dalla schiavitù e dall’ignoranza, aggiungete al labaro della Vostra Università la gloria di una nuova più grande decorazione in questa battaglia suprema per la giustizia e per la pace nel mondo.
Il Rettore: Prof. Concetto Marchesi

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