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La vergogna della mobilitazione del fronte negazionista nel quarantesimo della strage di Bologna.

LA VERGOGNA DELLA MOBILITAZIONE DEL FRONTE NEGAZIONISTA NEL QUARANTESIMO DELLA STRAGE DI BOLOGNA , TRA LORO IL CONDANNATO LUIGI CIAVARDINI, GRUPPI NEOFASCISTI E NEONAZISTI, ESPONENTI DELLA DESTRA E DEI CINQUE STELLE.

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​Il prossimo 2 agosto, senza vergogna e per la prima volta, proprio in occasione del quarantesimo anniversario della strage alla stazione di Bologna, si mobiliterà in diverse piazze italiane un arco di negazionisti composito (dal comitato “L’ora della verità sul 2 agosto 1980” all’associazione ’La verità su Ignoto 86”) per contestare una verità storica e giudiziaria ormai consolidata sulla matrice fascista dell’attentato.

L’evento principale dovrebbe svolgersi in piazza del Popolo a Roma. Tra i più attivi, autore di un appello, anche Luigi Ciavardini, condannato definitivamente per la strage in concorso con Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, affiancato da gruppi di neofascisti come La Rete e Forza nuova, nonché neonazisti come gli ultras dell’Hellas Verona.

Le tesi sostenute per scagionare i fascisti sono le stesse che furono messe in atto dalla P2 per proteggere i Nar, inventando fantomatiche piste internazionali, archiviate tutte come inconsistenti dalla magistratura. Il tutto mentre, proprio in questi mesi, si sono concluse le ulteriori indagini della Procura generale di Bologna che ha rinviato a giudizio come complice una altro neofascista, Paolo Bellini, e individuato come mandanti della strage proprio i vertici della loggia gelliana, riscontrando il flusso di denaro (quasi 15 milioni di dollari) utilizzati per pagare gli esecutori dei Nar e sostenere campagne depistatorie.

Suscita sconcerto, in questo quadro, un convegno negazionista promosso in Senato con la partecipazione del vicepresidente del Copasir, Alfredo Urso, di esponenti parlamentari di Forza Italia, ma soprattutto dei Cinque stelle, a dimostrazione di come questo partito sia un coacervo confuso e indistinto, con al proprio interno personaggi di destra decisamente impresentabili.

da Osservatorio democratico sulle nuove destre

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27 gennaio “Giornata della Memoria”

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di | gennaio 23, 2020 · 1:38 pm

BENVENUTI PROFUGHI

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Il 1° novembre arriveranno a Milano, nella caserma Montello, circa 300 profughi che l’Italia, come è suo dovere, ospita.

La Lega Nord e le altre forze della destra estrema stanno facendo di tutto per impedirlo, seminando paura tra i cittadini e addirittura invitando le forze dell’ordine alla disobbedienza, quindi all’ammutinamento.

Le organizzazioni di destra estrema chiedono che si ripetano a Milano gli episodi di inciviltà razzista con cui gli abitanti di Goro hanno di fatto impedito che dodici donne e otto bambini venissero ospitati in una struttura locale.

Ma per fortuna non tutti hanno perso ogni senso di umanità.

Il Comitato Zona 8 Solidale organizza, per tutta la giornata del 1° novembre, a partire dalle 10:30, una festa popolare in Via Caracciolo per dare il benvenuto ai rifugiati.

Tutti coloro che non intendono cedere al ricatto della paura ed all’ignominia del razzismo sono invitati a partecipare.

Rifugiati, siete i benvenuti.

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L’Anpi di Senago a “Calici sotto le stelle” 2016

 

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L’Anpi di Senago parteciperà a “Calici sotto le stelle”, serata enologica organizzata per il 10 settembre nel quadro della Festa di Senago 2016.

L’Anpi è l’associazione dei Partigiani e non ha velleità enogastronomiche; tuttavia, la Festa di Senago rappresenta, per la comunità cittadina ed anche per molti visitatori provenienti dalle città vicine, un’occasione importante di socialità e di ritrovo.

Nelle precedenti edizioni di questa iniziativa, che ha avuto sempre un grande successo di pubblico, l’Anpi è stata presente, con un gazebo informativo ed i propri materiali pubblicistici, allo scopo di tenere alta l’attenzione sui temi fondativi dell’antifascismo e della Costituzione.

Quest’anno l’Amministrazione ha voluto dare una possibilità in più all’Anpi: ha proposto all’associazione di partecipare con uno stand di degustazione vini.

L’Anpi ha accettato: sarà un modo per rappresentare con maggiore efficacia i temi che animano l’azione dell’associazione.

Lo stand Anpi si chiamerà “Il Rosso della Resistenza” e proporrà ai visitatori la degustazione di alcuni vini piemontesi, accompagnati da alimenti tipici della stessa zona.

La scelta è caduta sul Piemonte perché questa regione di antica vocazione enologica diede origine ad un fortissimo movimento di resistenza antifascista, culminato, in alcuni casi, nella proclamazione di zone libere e Repubbliche Partigiane nelle Langhe, in Alto Monferrato, nella Val d’Ossola, nelle zone di Lanzo e Mombercelli.

L’Anpi di Senago ringrazia l’Amministrazione per l’opportunità offerta e dà appuntamento a tutti i visitatori di “Calici sotto le stelle” per l’assaggio di alcuni vini, rossi come la Resistenza Partigiana.

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A Milano l’estrema destra assedia il Giorno della Memoria.

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January 22, 2016

Che l’antifascismo non fosse più una cosa scontata lo sapevamo già, ma che ormai sia venuto meno anche un minimo di pudore è senz’altro un dato da evidenziare. Già, perché a Milano il Giorno della Memoria (27 gennaio) sta per essere letteralmente assediato da iniziative dell’estrema destra. Domenica 24 si tiene il convegno organizzato da un network europeo di ispirazione nazifascista, che comprende, oltre la nostrana Forza Nuova, anche organizzazioni come i tedeschi della Npd o quella banda di delinquenti che è la greca Alba Dorata. Il 28 e il 29 gennaio, poi, è il turno del fascioleghismo in salsa europea, con un evento che prevede il lancio ufficiale in Italia della coppia Salvini-Le Pen. E tutto questo senza che a livello istituzionale si siano ad oggi registrate reazioni degne di nota. Insomma, come se ormai valesse tutto.

Il Giorno della Memoria è sicuramente una commemorazione dai contorni molto istituzionali e quindi poco adatta a stimolare coinvolgimento e mobilitazione, ma è pur sempre il giorno in cui si ricorda la più grande infamia della storia del nostro continente, cioè l’Olocausto, il genocidio di ebrei e rom, lo sterminio dei popoli “non ariani, gli  “untermenschen”, degli omosessuali, dei disabili, degli oppositori politici. Per questo si tratta di un giorno che dovrebbe di per sé tenere alla larga nazisti, fascisti, razzisti, antisemiti, xenofobi, omofobi e simili. Dovrebbe, appunto, ma evidentemente non è più così.

Il convegno del 24 gennaio è organizzato dalla rete nazifascista europea “Alliance for Peace and Freedom” (Apf) e inizialmente doveva tenersi alle Stelline, ma l’intervento dei movimenti antifascisti e dell’Anpi, che si è portata dietro un po’di sinistra politica e sociale, ha fatto saltare la location. Hanno poi provato in Regione, ma è andata male anche lì, un po’ perché gli alleati della Lega si chiamano Casa Pound e non Forza Nuova e un po’ perché Maroni è già impegnato in altre edificanti battaglie, come quella di riuscire a trascinare il gonfalone di Regione Lombardia al Family Day. Quindi, finirà come al solito, cioè il convegno si terrà in un albergo milanese (ancora sconosciuto), grazie alla gentile intermediazione della Questura.

In ogni caso, non solo le reazioni da parte delle istituzioni del territorio, come il Comune (e gli stessi aspiranti sindaci) o la Regione (ma qui stendiamo un velo pietoso), sono state finora al di sotto del minimo sindacale, ma addirittura ci sono rappresentanti istituzionali che partecipano in prima persona al convengo del 24. A parte la grottesca consigliera regionale Baldini (a suo tempo eletta nella Lista Maroni), le locandine annunciano persino la presenza del ciellino ed ex Ministro Mario Mauro a fianco del capo di Forza Nuova.

Contro il convegno nazifascista il Comitato Permanente Antifascista ha organizzato un presidio per domenica mattina alle ore 10.00 alla Loggia dei Mercanti. Per ora ci risulta essere l’unica iniziativa in campo.

Il 28 gennaio alle 18 si terrà invece il convegno promosso dal gruppo parlamentare europeo di estrema destra, “Europa delle Nazioni e della Libertà”, costituito tra gli altri dalla Lega e dal Front National. Salvini questa volta non ha osato la piazza e tutto si svolgerà al chiuso (si entra solo con prenotazione), in una sala di Milano Congressi in FieraMilanoCity. È prevista la presenza di numerosi parlamentari europei e soprattutto dei capi dei principali partiti dell’estrema destra istituzionale del continente, a partire da Marine Le Pen. Alcuni rumours parlano anche della possibile presenza di deputati omofobi del partito di Putin. In altre parole, sarà il lancio politico, rivolto anzitutto alla stampa nazionale (conferenza stampa il 29 mattina), del fascioleghismo come opzione di governo, nazionale e continentale, e la conferma pubblica e definitiva della collocazione della Lega nell’alveo della destra radicale e xenofoba europea.

Con l’aria che tira in Europa e mentre anche qui da noi razzisti e xenofobi soffiano quotidianamente sul fuoco, se non peggio, sarebbe davvero incomprensibile se il progetto della coppia Salvini-Le Pen non incontrasse a Milano una voce contraria. Per questo diverse realtà, unite nella firma Milano Antifascista, Antirazzista e Meticcia, hanno indetto un corteo per giovedì 28 gennaio, con partenza alle h. 18 aPagano. Nell’evento fb www.facebook.com/events/768303223281523/ trovate le info e gli aggiornamenti.

Per la mattina del 29 gennaio è previsto, inoltre, un corteo degli studenti, con partenza alle h. 9.30 da Cairoli. 

di Luciano Mulhbauer.

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Il neofascismo e lo Stato: breve cronaca di un assurdo.

Forte contrasto dell’ANPI e dei Sindaci alla manifestazione di CasaPound; ma alla fine lo Stato non interviene.

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E’ nei primi giorni del mese che si viene a sapere di due iniziative: una “tre giorni” promossa da Forza Nuova a Cantù; la festa di CasaPound a Milano. “Anche questo 2015, il Campo Solare di Cantù vedrà le bandiere di Fn stagliarsi nel cielo settembrino”, recita il blog milanese dell’organizzazione di estrema destra.

CasaPound, non da meno, promuove la sua iniziativa negli stessi giorni: dall’11 al 13 settembre.

La reazione antifascista è immediata: il Presidente dell’Anpi nazionale Carlo Smuraglia scrive alle più alte cariche dello Stato chiedendo un intervento immediato perché Milano, Medaglia d’Oro alla Resistenza, non subisca l’oltraggio, l’Anpi di Milano promuove per l’11 settembre un presidio alla Loggia dei Mercanti, il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia pone il veto alla manifestazione dei “fascisti del 2000”.

In fuga da Milano, quelli di CasaPound chiedono ospitalità a Castano Primo, in provincia della metropoli lombarda, ma lo fanno per interposta associazione sportiva di copertura, sicché il Sindaco, ignorando la natura dei sedicenti festaioli, concede l’area. Ma quando, poco dopo, scopre l’arcano, dichiara: “siamo stati raggirati”. E, a sua volta, ritira il permesso. Intanto l’Anpi promuove un presidio di protesta anche a Castano Primo. Siamo al 12 settembre. Il Prefetto conviene col Sindaco di Castano.

Intanto il Presidente del Senato Laura Boldrini risponde alla lettera di Smuraglia dichiarando la sua impotenza dal punto di vista istituzionale, ma concordando pienamente dal punto di vista politico con le posizioni dell’Anpi.

Dopo tutto ciò, davanti alle iniziative dell’Anpi nazionale e Milanese, davanti al netto rifiuto dei due Sindaci, davanti al rigetto generalizzato dell’opinione pubblica, CasaPound, minacciando improbabili occupazione di Piazza Duomo a Milano, svolge comunque la sua festa a Castano Primo davanti ad un nutritissimo schieramento di forze dell’ordine che, però, non fanno nulla per impedire lo svolgimento – pur vietato – della manifestazione. Non c’era – va da sé – l’ordine di intervenire.

A questo punto ci si chiede come mai, davanti ad una conclamata, reclamata e ostentata violazione dei divieti da parte dell’organizzazione neofascista, il Ministro dell’Interno, ma più in generale lo Stato, non abbia risposto, se non in modo tremolante e subalterno.

da Patria Indipendente. (periodico dell’Anpi Nazionale)

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Il settembre nero della Lombardia

Fascismi. Forza Nuova a Cantù, Casa Pound a Milano: due raduni tra antisemismo e concerti nazi. La risposta antifascista

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L’hanno già ribat­tez­zato «il set­tem­bre nero» della Lom­bar­dia. Due gli appun­ta­menti, in con­tem­po­ra­nea, da venerdì 11 a dome­nica 13 set­tem­bre a Cantù e a Milano. Il primo è pro­mosso da Forza nuova, un mee­ting inter­na­zio­nale, il terzo dopo quelli del 2013 e 2014, che ave­vano visto la par­te­ci­pa­zione di espo­nenti di for­ma­zioni di estrema destra, neo­na­zi­ste e ultra­cat­to­li­che pro­ve­nienti da diversi paesi euro­pei, dal Bri­tish natio­nal party alla spa­gnola Demo­cra­cia Nacio­nal all’Hivm unghe­rese alla fran­cese Jeune nation.

Quest’anno è già stato pre­an­nun­ciato, tra gli ospiti, l’arrivo di una dele­ga­zione di Rina­scita nazio­nale polacca (Naro­dowe odro­d­ze­nie pol­ski), la più vec­chia tra le for­ma­zioni della destra radi­cale di que­sto Paese, legata al cir­cuito di Blood and Honour, il cui sim­bolo è stato ripreso da una for­ma­zione anti­se­mita degli anni Trenta, la Falange nazional-radicale. Lo slo­gan che ulti­ma­mente con­trad­di­stin­gue il Nop non lascia spa­zio ad equi­voci: «Fasci­smo? Noi siamo peggio!».

L’anno pas­sato i dibat­titi si erano prin­ci­pal­mente incen­trati sull’immigrazione con­tro lo Ius soli, oltre che con­tro l’aborto e l’omosessualità in difesa della fami­glia tra­di­zio­nale. Ora, con un mani­fe­sto che rimanda gra­fi­ca­mente al mito delle Ter­mo­pili, dal titolo «300 per l’Italia. For­giare le armi per le bat­ta­glie di oggi e di domani», si vira più verso uno stage di for­ma­zione interna.

Il luogo è sem­pre lo stesso, il «Campo solare», una strut­tura comu­nale messa a dispo­si­zione dal sin­daco Clau­dio Biz­zo­zero, a guida di una giunta com­po­sta da liste civi­che che nella pri­ma­vera del 2012 riu­sci­rono a pre­va­lere su tutti gli altri schie­ra­menti. Un sin­daco che è riu­scito, dando spa­zio ai fasci­sti, a con­qui­starsi indubbi momenti di noto­rietà. Anche in que­sta occa­sione, come in pas­sato, por­terà, ne siamo certi, il ben­ve­nuto dell’amministrazione comu­nale ai par­te­ci­panti della tre giorni di Forza nuova, ina­nel­lando spro­lo­qui circa la libertà di pen­siero, magari facen­dosi nuo­va­mente foto­gra­fare sotto una grossa croce cel­tica uti­liz­zata come inse­gna del festival.

La vera novità, a dif­fe­renza degli anni pre­ce­denti, è rap­pre­sen­tata dal fronte anti­fa­sci­sta che è andato a costi­tuirsi su un appello comune dal titolo «No al festi­val neo­na­zi­sta a Cantù», amplis­simo e tra­sver­sale, com­po­sto da mol­tis­sime sezioni dell’Anpi, che hanno ade­rito anche a livello regio­nale e nazio­nale, da diversi par­titi poli­tici (Pd, Prc, Pdci e Sel), dalle prin­ci­pali orga­niz­za­zioni sin­da­cati (Cgil, Cisl, Uil e Usb) e da mol­tis­sime asso­cia­zioni. Più di due­cento, al momento, le ade­sioni collettive.

Una rispo­sta che ha pun­tato a sen­si­bi­liz­zare la cit­ta­di­nanza, costretta ancora una volta a tol­le­rare la pre­senza di cen­ti­naia di neo­fa­sci­sti guar­dati a vista da plo­toni di poli­ziotti in tenuta anti­som­mossa, con prese di posi­zione, comu­ni­cati, volan­ti­naggi ai mer­cati, inter­ro­ga­zioni par­la­men­tari. La mobi­li­ta­zione sfo­cerà alla fine, sabato 12, in una pub­blica assem­blea nella sala del con­si­glio comunale.

Il secondo appun­ta­mento, a Milano, sarà invece orga­niz­zato da Casa Pound che qui vor­rebbe tenere il suo festi­val nazionale.

Il luogo è ancora rigo­ro­sa­mente tenuto segreto. Si sa di richie­ste per svol­gere parte delle ini­zia­tive nelle strut­ture di alcuni comuni della pro­vin­cia. Richie­ste avan­zate da asso­cia­zioni col­la­te­rali a Casa Pound. Secondo le pre­vi­sioni dovreb­bero comun­que con­fluire almeno due­mila persone.

Nel pro­gramma fatto fil­trare, in evi­denza la serata del 12 con un con­certo nazi-rock (in car­tello i Zeta­ze­roalfa, i Driz­za­torti e i Ddt, con il sim­bolo dell’organizzazione nazi­sta Todt appron­tata nel secondo con­flitto mon­diale per costrin­gere al lavoro coatto nei ter­ri­tori occu­pati), men­tre il giorno pre­ce­dente il clou sarebbe rap­pre­sen­tato da uno spet­ta­colo di bur­le­sque con cena su pre­no­ta­zione. Siamo sul vol­gare andante. Nulla al momento si cono­sce dei dibat­titi e degli ospiti invitati.

Dopo Lecce, dove si tenne l’edizione pre­ce­dente, con scor­ri­bande in città di teste rasate, aggres­sioni, risse e arre­sti (tra l’altro anche di diri­genti mila­nesi), si è alzato un certo allarme.

L’amministrazione comu­nale mila­nese per bocca del suo asses­sore alla sicu­rezza, Marco Gra­nelli, ha espresso il no della giunta Pisa­pia e ha chie­sto la con­vo­ca­zione urgente in pre­fet­tura del Comi­tato per l’ordine e la sicu­rezza. Secondo indi­scre­zioni que­stura e pre­fet­tura sareb­bero orien­tate a spo­stare l’evento fuori città.

Il pre­si­dente nazio­nale dell’Anpi, Carlo Smu­ra­glia, ha scritto al Governo, al Pre­si­dente della Repub­blica Ser­gio Mat­ta­rella e ai pre­si­denti di Camera e Senato, per invi­tare le «isti­tu­zioni demo­cra­ti­che» a porre un limite al dila­gare di que­ste manifestazioni.

Le rea­zioni dei gior­nali di destra («Libero» e «Secolo d’Italia») sono state tanto imme­diate quanto vio­lente e offen­sive nei con­fronti dei «pen­sio­nati dell’Anpi», in difesa dei «bravi ragazzi di Casa Pound» che si occu­pano di «poli­tica, cul­tura, soli­da­rietà e sport», dimen­ti­chi del numero ormai esor­bi­tante di con­danne, anche recen­tis­sime, di nume­rosi loro espo­nenti per atti vio­lenti gra­vis­simi. L’ultimo in luglio a Viterbo con pene da quat­tro a tre anni di car­cere a quat­tro diri­genti per un raid squa­dri­stico ai danni di gio­vani dei cen­tri sociali.

Il fatto è che Milano e la Lom­bar­dia si con­fer­mano come la città e la regione più «nere» d’Italia. Impres­sio­nante l’elenco di con­ve­gni, con­certi, raduni neo­na­zi­sti, spesso a carat­tere inter­na­zio­nale, degli ultimi due-tre anni.

Quasi impos­si­bile ricor­darli tutti, dal con­certo del 20 aprile 2013 a Mal­nate (Varese) per il com­pleanno di Adolf Hitler a quello del 15 giu­gno dello stesso anno a Rogo­redo (un quar­tiere di Milano), pro­mosso dagli Ham­mer­skin con neo­na­zi­sti da tutta Europa, al con­ve­gno mila­nese di Casa Pound con Alba dorata del 15 marzo 2014, al 1° novem­bre, con l’ennesimo con­certo nazi nei pressi di Trez­zano, con arrivi da Ger­ma­nia, Austria e Fin­lan­dia. E già si pre­para un nuovo appun­ta­mento, l’Hammerfest 2015, per la fine di novembre.

Sarebbe dav­vero ora di met­tere la parola fine.

di Saverio Ferrari, Marinella Mandelli da “Il Manifesto”

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10 agosto 1944 Milano. Eccidio di Piazzale Loreto.

Piazzale Loreto – Lunedi 10 agosto – ore 21:00

Manifestazione antifascista

11012988_10206437181041099_1698039825594520722_n Il 10 agosto 1944
un plotone della legione Muti, per ordine della sicurezza
nazista, fucilò 15 Partigiani in Piazzale Loreto.
Le loro colpe: non pensare fascista e difendere gli impianti
industriali che i nazisti volevano trasferire in Germania, depredando così la struttura economica del nostro Paese.
A questi 15 Partigiani, come a tutti i Partigiani, dobbiamo 70 anni di pace, democrazia e libertà.

Nel 71° Anniversario, il Comitato Permanente Antifascista invita i cittadini milanesi a partecipare al ricordo, testimoniando così la propria fede negli ideali per cui diedero la vita i 15 Martiri. -

Antonio Bravin – Giulio Casiraghi – Renzo Del Riccio – Andrea Esposito Domenico Fiorani – Umberto Fogagnolo – Giovanni Galimberti –
Vittorio Gasparini – Emidio Mastrodomenico – Angelo Poletti – Salvatore Principato Andrea Ragni – Eraldo Soncini – Libero Temolo – Vitale Vertemati

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A Roma e Treviso sono stati episodi di fascismo

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Ieri e oggi dei gruppi – gruppuscoli – di persone hanno protestato in provincia di Treviso e a Roma contro la decisione di accogliere alcune decine di profughi nelle strutture messe a disposizione del ministero dell’interno: hanno improvvisato dei roghi di mobili e blocchi stradali, hanno tirato dei sassi contro i migranti, hanno provato a forzare i cordoni di protezione della polizia. Non erano più di un centinaio in entrambi i casi, molti appartenevano a CasaPound.

I mezzi d’informazione hanno parlato di “esasperazione”, di “guerra tra poveri”, di “comitati spontanei di cittadini”, di “rabbia”. I politici hanno commentato con le dichiarazioni prevedibili. Matteo Salvini ha detto: “Accoglieteli in prefettura o a casa vostra, se proprio li volete”; il responsabile sicurezza del Partito democratico, Emanuele Fiano: “Il governo e la maggioranza sono impegnati con l’Europa e con le proprie forze per accogliere chi richiede asilo in Italia fuggendo da paesi dove è sottoposto a persecuzioni o a rischio di morte, ed è contemporaneamente al lavoro per rimpatriare chi si trova in condizione di clandestinità”.

Basta dare un’occhiata ai filmati per vedere i manifestanti che urlano insulti o che alzano il braccio destro per fare il saluto romano e capire una cosa semplice: questi sono stati due episodi di fascismo e squadrismo.

Eppure quasi nessuno lo dice, sembra un anacronismo, una forzatura o addirittura un insulto. E si preferisce, nei migliori dei casi, parlare di destra reazionaria o al massimo di xenofobia. Non si pensa che a contrastare i manifestanti fascisti possa essere usata una chiara motivazione antifascista e la rivendicazione di valori e regole democratiche; al massimo si fa appello al senso di solidarietà, al rispetto, al dovere morale dell’accoglienza.

Perché non si usano le categorie del fascismo e dell’antifascismo? Eppure ogni volta che a scuola si leggono – come per esempio nella Marcia su Roma e dintorni di Emilio Lussu – le cronache dei primi anni venti italiani, gli assalti delle squadracce ai luoghi della democrazia (le sedi dei sindacati, le università, i comizi…) – ci si rende conto facilmente di come funziona l’accreditamento e la diffusione del fascismo: lo si sottovaluta, lo si riduce a questione di ordine pubblico, si delegittima il contrasto antifascista.

Lo stesso accade oggi. I politici, anche quelli che meritoriamente vanno a rendere omaggio alle Fosse ardeatine o twittano il 25 aprile per la Liberazione, non si azzardano a farsi sentire, a intervenire quando accadono questi episodi – e lasciano che a fornire un’interpretazione di quello che succede siano personaggi impresentabili come Simone Di Stefano, vicepresidente di CasaPound, o Matteo Salvini.

A rivendicare l’antifascismo rimangono quelli che – per l’assenza della politica e per la derubricazione poliziesca della questione – sono “gli attivisti”, come quelli che ieri sono stati sgomberati a Treviso dopo aver messo su un presidio di solidarietà ai migranti.

E invece sarebbe molto utile leggere proteste di questo tipo alla luce di categorie come il fascismo. Ci si vedrebbe dentro un’idea di nazione mai maturata democraticamente, un problema culturale che riguarda l’uso pubblico della storia, un razzismo che prova a darsi basi ideologiche, la crisi degli ideali sociali, la demagogia, un neocolonialismo accattone, il maschilismo ridicolo, e ancora di più la miserabile tattica politica di chi vuole guadagnare consensi con la violenza contro i poveri.

Stigmatizzare il degrado civile di queste proteste in nome dell’antifascismo servirebbe a ribadire che la politica è di fatto anche educazione, e che spesso solo attraverso quest’opera di contrasto possono avvenire le grandi trasformazioni sociali.

Christian Raimo da “Internazionale”

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1945 – 2015 25 Aprile 70° Anniversario della Liberazione

Partigiani sempre

Purtroppo, l’ età discrimina chi può ricordare o no quei fatti. Tutti i giornali e telegiornali sono pieni di 25 Aprile, ma il dibattito sul significato della data, sulla necessità di commemorarla, è spesso vacuo, o peggio pretestuoso.

Molti, anche per felice impossibilità anagrafica, non c’ erano, e nemmeno avevano sofferto. E allora chi c’ era e aveva sofferto si sente un diverso, avverte nei discorsi che si fanno un vuoto di conoscenze e di partecipazione.

Perché il 25 Aprile fu la fine di una guerra assurda, lunga e sanguinosa, fu il crollo di un regime asservito a un regime straniero ancora più criminale, fu il termine della paura, una paura che durava da anni, fu la cessazione di stragi di civili,d’ impiccagioni, di arbitrii, di un potere di vita e di morte incontrollato e reso furibondo dalla sconfitta vicina. Fu lo stop al terrore.

Per capire in pieno il significato del 25 Aprile giova, per esempio, aver visto (come chi scrive) l’ esercito tedesco che, in fuga per la val di Susa, si ritirava verso Torino, ammazzando qua e là qualche poveraccio; avere negli occhi le truppe francesi d’ Algeria che scendevano poderose dalla frontiera. Giova aver assistito all’ improvvisa fraternità delle persone, che si abbracciavano gridando parole al vento, ma parole di felicità; giova averle viste ballare per le strade. Giova essersi resi conto d’ improvviso che ci si poteva muovere senza preoccupazioni, che l’ invisibile ma dura prigione in cui eravamo tutti rinchiusi non esisteva più, e il mondo era aperto per chiunque. Era possibile pronunciare la parola «libertà» che noi stessi ci eravamo preclusa perché pareva soltanto un sogno. Libertà e felicità erano la stessa cosa.

C’ era voluta la guerra perché tutti capissero che cos’ era il regime, un regime abilissimo nella coltivazione del consenso. Pareva una dittatura mite. Già… mite nell’ assassinio politico (Matteotti, Rosselli, ecc.)? Mite nella guerra spietata all’ Etiopia, in pieno tramonto del colonialismo? Mite nell’ assalto alla democrazia e nei bombardamenti aerei in Spagna? Mite nell’ aggressione alla Francia, alla Jugoslavia, alla Grecia, alla Russia? Mite, infine, nell’ invio di migliaia di ebrei ai forni di Auschwitz?

È tragico che gli uomini, per capire le cose, abbiano bisogno di soffrire di persona. Altrimenti si limitano al particulare, all’ interesse immediato, sforzandosi di non vedere e non capire.

Oggi si tende a sottrarre verità e significato alla lotta svolta da minoranze illuminate contro il fascismo delle origini, collegandosi e organizzandosi pure in esilio. E piace svilire, magari alludendo a sciagurati episodi isolati, l’ opera della Resistenza, fenomeno straordinario che dai relitti di un esercito lasciato allo sbando dai comandi riuscì a cavare delle unità combattenti che diedero filo da torcere agli occupanti tedeschi e ai loro camerati italiani; che soprattutto difesero l’ onore del Paese, offuscato da giri di valzer che accreditavano la nostra fama d’ inaffidabilità: gli Alleati stessi riconobbero l’ aiuto sostanziale ricevuto.

Non era frequente, nella storia d’ Italia, quella bellicosità spontanea, quella molteplicità d’ iniziative tattiche, che trasformò molti resistenti in piccoli Garibaldi. Ne dànno una splendida rappresentazione i romanzi partigiani di Calvino, Fenoglio e Meneghello, con molta autoironia ma con il senso dell’ avventura e di un naturale eroismo.

E non era frequente la collaborazione che si sviluppò tra gruppi di diverso ceto; certo con antagonismi e incomprensioni, anche perché agli ex-militari si unirono lavoratori della terra e dell’ industria già politicizzati; ma, quasi senza eccezioni, tutti si riconoscevano nella bandiera di libertà del Cln. Anche nuova, almeno per i tempi recenti, l’ alleanza di combattenti, di civili e perfino di sacerdoti in una lotta comune, dato che le unità stazionavano spesso nel territorio di provenienza dei partigiani. Era un esercito non piccolo, tanto più se vi aggiungiamo i corpi militari di liberazione formatisi all’ ombra degli Alleati e i moltissimi internati in Germania (quasi la totalità) che rinunciarono ai grossi vantaggi offerti a quanti aderivano alla Repubblica collaborazionista di Salò.

E allora vien fatto di pensare che il 25 Aprile sia da considerare il vero inizio di una nuova vita per il nostro Paese, che infatti presto condannerà col voto la monarchia complice di Mussolini e si darà una Costituzione moderna.

In questa prospettiva, la distinzione tra chi ha goduto la fine del terrore e gli altri può cadere, dato che tutti siamo beneficiari della conquistata libertà. Il 25 Aprile dovrebbe essere per noi come il 14 luglio per i francesi, che con la caduta della Bastiglia segnano simbolicamente l’ inizio della nuova Francia.

Ecco, ora la libertà l’ abbiamo, tutti. E tutti dovremmo coltivare la passione per la libertà, essere sensibili a ogni sua minima lesione, perché la libertà si può anche perdere. Soprattutto, occorre guardarsi dall’ affidarla a volonterosi gestori: la libertà è un bene di ognuno e chi ne gode ha il dovere di esserne anche il tutore

(Cesare Segre)

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