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ANPI Libri, Casa della memoria: “io non sto a guardare”

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IN VIA FEDERICO CONFALONIERI 14 – 20124 MILANO – MM5 lilla fermata Isola – MM2 verde fermata Melchiorre Gioia

9 maggio 2017, ore 18
VELIA SACCHI
Io non sto a guardare
Memorie di una partigiana femminista
A cura di Rosangela Pesenti. Manni, 2015
Ne discutono:
Rosangela Pesenti e Patrizia Consolo
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Velia Sacchi nasce a Bergamo nel 1921. Nel 1943, sposata e madre di una bimba, entra nella Resistenza occupandosi di propaganda antifascista e trasferimento di perseguitati in Svizzera. Fortunosamente rilasciata dopo un arresto, passa alla clandestinità, collabora con “l’Unità” e fonda l’Associazione femminile per la pace e la libertà, che confluirà nell’UDI, Unione Donne Italiane. Muore nel 2015. In questa autobiografia, che recupera pagine di diario della Resistenza, foto, documenti e alcune immagini, c’è il racconto in presa diretta di una vita che legge i grandi e piccoli eventi della storia sempre dal punto di vista della donna. Si parte dalla lotta di Liberazione, quando oltre al ruolo di staffetta, di accudimento, di coraggio quotidiano, la presenza femminile favorisce la diffusione di sentimenti, atteggiamenti, di quella rivolta morale che costituisce l’humus emotivo della Resistenza. E di questa la Sacchi racconta senza alcuna retorica anche le problematicità e i punti critici “di genere”: l’emarginazione dai posti di comando, le idee sessiste dei dirigenti e dei compagni di lotta, la violenza gratuita… Velia affronta poi i nodi politici del secondo Novecento, dalla democrazia incompiuta al tentativo di ricacciare nel silenzio delle case la questione, ancora non risolta, delle donne in Italia.
Patrizia Consolo è nata e vive a Milano. Ha collaborato con periodici italiani e stranieri con articoli di cultura, costume, inchieste. Ha diretto per oltre dieci anni la Casa Editrice Edizioni della Lisca di Milano. Ha pubblicato con Laterza il saggio Alba d’Autunno. La nuova anzianità, un libro oggetto di dibattiti mediatici e convegni. Ha pubblicato con Edizioni Leucotea il romanzo Non chiedere acqua alla luna.
Rosangela Pesenti, storica, scrittrice e attivista femminista. Insegnante nella Scuola Media Superiore, formatrice e Analista Transazionale (CTA), cura attività di formazione per donne e uomini, genitori, insegnanti, studenti sui temi del disagio, della gestione nonviolenta dei conflitti, della differenza di genere e storia politica delle donne, della migrazione. Attiva nell’Udi, dove è stata dirigente nazionale e ha vissuto negli anni ’90 con Lidia Menapace il Gruppo Scienza della vita quotidiana, collabora con numerosi gruppi di donne ed è tra le fondatrici della Convenzione delle donne di Bergamo e di Sconfinate. Tra le ultime pubblicazioni: Racconti di case. Il linguaggio dell’abitare nella relazione tra generi,

Ed.junior.www.rosangelapesenti.it

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25 aprile 2017 – Milano, Festa della Liberazione

Festa della Liberazione

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25 aprile a Senago – programma

xxv aprile 2017

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di | aprile 24, 2017 · 6:10 pm

COMITATO PER IL NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE

MARTEDI’ 15 marzo 2016

ore 21,00

Casa delle Associazioni via Risorgimento, 47

comitLa Carta Costituzionale della Repubblica è minacciata dall’aberrante stravolgimento contenuto nelle riforme del Senato e della legge elettorale, che di fatto riducono gli spazi di partecipazione democratica, di rappresentanza ed i diritti dei cittadini.

Di fronte a queste riforme, l’ANPI ha assunto, a livello nazionale, posizioni inequivoche di difesa intransigente della Costituzione.

Il popolo italiano verrà chiamato alle urne ad esprimere il proprio parere sulle riforme; si è già costituito il Comitato Nazionale per il No al referendum costituzionale confermativo per la legge di riforma del Senato e stanno sorgendo Comitati in tutto il Paese.

A livello locale vogliamo contribuire a questa battaglia per la democrazia creando anche a Senago un Comitato per la difesa della Costituzione.

Per questo abbiamo invitato le forze politiche democratiche locali ad un incontro che si terrà martedì 15 marzo 2016 alle ore 21, presso la Casa delle Associazioni di via Risorgimento, 47.

In seguito, inizieremo un’azione di campagna referendaria, che sarà concordata con gli aderenti al Comitato locale.

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Presidio a Novate Milanese contro CasaPound

SinistraSenago

Stasera, 4 febbraio 2014, in occasione del Consiglio Comunale di Novate Milanese, CasaPound vuole formare il proprio gruppo consigliare, sarebbe il primo caso in Italia.
Alle ore 20:00 davanti al comune di Novate si terrà un presidio per impedire e scoraggiare la formazione e le provocazioni di questo gruppo nazifascista.
I senaghesi si ritroveranno presso la Casa delle Associazioni alle ore 19.30, per poi recarsi a Novate per partecipare al presidio.
E necessario la massima presenza affinchè si possa impedire che queste formazioni neofasciste trovino spazio sul nostro territorio e e nelle istituzioni.

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Fuori Casapound da Novate!

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Milano, Piazzale Loreto: 10 agosto 1944

Ai martiri di Piazzale Loreto

«Ed era l’alba e dove fu lavoro/ ove il piazzale era la gioia accesa/ della città migrante alle sue luci/ da sera a sera, ove lo stesso strido/ dei tram era saluto al giorno, al fresco/ viso dei vivi, vollero il massacro/ perché Milano avesse alla sua soglia/ confusi tutti in uno stesso sangue/ i suoi figli promessi eil vecchio cuore/ forte e ridesto, stretto come un pugno./ Ebbi il mio cuore ed anche il vostro cuore/ il cuore di mia madre e dei miei figli/ di tutti i vivi uccisi in un istante/ per quei morti mostrati lungo il giorno/ alla luce d’estate, a un temporale/ di nuvole roventi. Attesi il male/ come un fuoco fulmineo, come l’acqua/ scrosciante di vittoria, udii il tuono/ d’un popolo ridesto dalle tombe./ lo vidi il nuovo giorno che a Loreto/ sovra la rossa barricata i morti/ saliranno per primi, ancora in tuta/ e col petto discinto, ancora vivi/ di sangue e di ragione. Ed ogni giorno,/ ogni ora eterna brucia a questo fuoco,/ ogni alba ha il petto offeso da quel piombo/ degli innocenti fulminati al muro.»                (Alfonso Gatto)


La mattina del 10 agosto 1944
, a Milano, quindici tra partigiani e antifascisti vennero prelevati dal carcere di San Vittore e portati in Piazzale Loreto, dove furono fucilati da un plotone di esecuzione composto da militi della legione «Ettore Muti» agli ordini del capitano delle SS Theodor Saevecke, noto in seguito come boia di Piazzale Loreto.

Erano:
Umberto Fogagnolo, classe 1911, era un accanito avversario del regime fascista. La sua attività clandestina fu intensa e svolta attraverso numerosi discorsi e scritti. Fu tra i primi a dare l’assalto, il 25 luglio 1943, al “covo” di via Paolo da Cannobio. L’8 settembre formò bande di patrioti, organizzò rifornimenti di armi, aiutò ed inquadrò i compagni di fede. Nell’ottobre del 1943, in pieno giorno, venne arrestato a Milano nel corso Vittorio Emanuele perché affrontò coraggiosamente il comandante della ” Muti”, Colombo, mentre pestava un operaio. Domenico Fiorani, classe 1913. Nel settembre del 1943 fu licenziato dallo stabilimento nel quale lavorava, aveva poco denaro e la moglie da curare, fu così che si dedicò intensamente all’attività politica. Fondò una nuova sezione socialista a Sesto San Giovanni e diede la sua opera come propagandista e collaboratore di giornali clandestini. Il 25 giugno 1944 mentre si recava a trovare la moglie in ospedale fu arrestato dalle SS e trasferito a San Vittore. Vitale Vertemati, aveva 26 anni quando fu arrestato il 1° maggio del 44’ a causa del suo lavoro di collegamento tra i vari gruppi partigiani. Giulio Casiraghi, classe 1899, militante nel partito comunista da lunga data. Fu arrestato: nel 1931 per reati politici e per aver svolto attiva propaganda sui fogli clandestini, venne liberato dal confino di polizia nel 1936, nel 1943 perché organizzatore degli scioperi verificatisi alla ditta ” Marelli” e infine il 12 luglio dello stesso anno in quanto addetto alla ricezione dei messaggi da Londra per gli aviolanci. Tullio Galimberti, classe 1922. Chiamato alle armi, anziché militare nelle file fasciste, preferì dedicarsi al movimento clandestino. Ebbe attivi e frequenti contatti con i G.A.P e svolse numerose missioni importanti. Fu catturato in pieno giorno in una via centrale di Milano. Eraldo Soncini, classe 1901. Fin da giovane partecipò ai movimenti proletari. Attivissimo militante nelle file del partito socialista, subì un primo arresto nel 1924 e in tale occasione fu violentemente bastonato. Dopo l’8 settembre fu attivamente ricercato, ma ciò non gli impedì di partecipare alla lotta clandestina sino al giorno in cui fu catturato dalle SS. Andrea Esposito, 46 anni, iscritto al partito comunista collaborò attivamente con i partigiani della 113° brigata “Garibaldi”. Fu arrestato il 31 luglio in casa insieme al figlio Eugenio, che era sfuggito ai nazifascisti per non andare a combattere sotto le insegne della Repubblica Sociale e che verrà deportato a Dachau. Andrea Ragni, 23 anni. Dopo l’8 settembre, mentre partecipava ad un’azione per tentare di impossessarsi di armi, fu ferito e ricoverato a Niguarda da dove riuscì a scappare. Arrestato una seconda volta, riuscì a fuggire nuovamente, ma venne ripreso e rinchiuso a San Vittore sino al giorno della fucilazione. Libero Temolo , classe 1906, frequentò sin dalla gioventù i circoli comunisti del proprio paese e soffrì il carcere e le persecuzioni. Giunse a Milano nel 1925 e divenne un attivo organizzatore delle S.A..P. Fu catturato al posto di lavoro nell’aprile del 1944. Emidio Mastrodomenico, classe 1922, si trasferì a Milano nel 1940 dove operò presso il commissariato di Lambrate. Fu arrestato in quanto capo delle GAP.Salvatore Principato, classe 1892, militò sin da giovane nel partito socialista. Nel 1933 fu una prima volta arrestato perché apparteneva al movimento ” Giustizia e Libertà”. Rilasciato tornò a svolgere attività antifascista e dopo l’8 settembre lavorò intensamente per la libertà d’Italia fino al giorno del suo arresto. Renzo Del Riccio, classe 1923, socialista , era soldato di fanteria quando l’8 settembre con il suo reggimento partecipò ad accaniti scontri contro i tedeschi in Monfalcone. Tornato al suo paese, lavorò sino al marzo del 1944, epoca in cui, essendo stata chiamata la sua classe, riparò in montagna nei dintorni di Como. Organizzò un audace tentativo di sabotaggio con la collaborazione dei partigiani. Arrestato, fu inviato dai tedeschi in Germania, ma a Peschiera riuscì a fuggire e a nascondersi poi a Milano in casa di parenti. Fu arrestato in seguito ad un falso appuntamento nel 1944. Angelo Poletti,svolgeva un ‘attiva propaganda partigiana tra i lavoratori dell’Isotta Fraschini presso cui lavorava. Fu arrestato mentre andava a prelevare armi per i compagni. Rimase per molto tempo a San Vittore dove subì sevizie. Vittorio Gasparini , dopo l’invasione tedesca, messosi in aspettativa collaborò con i partigiani raccogliendo fondi e curando il funzionamento di una radio trasmittente clandestina. Fu arrestato nel novembre del 1943 vicino Brescia. Rimase a San Vittore sino al giorno della sua fucilazione. Gian Antonio Bravin , classe 1908, dopo l’armistizio iniziò la sua attività politica. Fece parte del III Gruppo GAP di cui divenne il capo organizzando vari colpi. Venne arrestato nel 1944.

Ultimo messaggio di Libero Temolo dal carcere

La strage fu perpetrata come rappresaglia per un attentato consumato il 7 agosto 1944 contro un camion tedesco (targato WM 111092) parcheggiato in viale Abruzzi a Milano. Nell’evento, in cui non rimase ucciso alcun soldato tedesco (l’autista Heinz Kuhn, che era addormentato nel mezzo parcheggiato, riportò solo lievi ferite) provocò la morte di sei cittadini milanesi e il ferimento di altri cinque. Il comandante dei Gap, Giovanni Pesce, negò sempre che quell’attentato potesse essere stato compiuto da qualche unità partigiana. Certi elementi anomali hanno fatto definire ad alcuni l’attentato come controverso: il caporal maggiore Kuhn aveva parcheggiato il mezzo a poca distanza da un’autorimessa in via Natale Battaglia e dall’albergo Titanus, entrambi requisiti dalla Wehrmacht.

Sulle motivazioni della rappresaglia è utile notare come il bando di Kesselring prevedesse la fucilazione di dieci italiani solo in caso di vittime tedesche.

Theodor Saevecke, che faceva base presso l’Hotel Regina in via Silvio Pellico, sede delle SS e noto luogo di tortura, pretese ed ottenne, ciò nonostante, la fucilazione sommaria di quindici antifascisti, e compilò egli stesso la lista, come testimoniato da Elena Morgante, impiegata nell’ufficio delle SS, cui fu ordinato di batterla a macchina.

Dopo la fucilazione eseguita da membri della Muti – avvenuta alle 06:10 – i cadaveri scomposti furono lasciati esposti sotto il sole, per tutta la giornata calda giornata estiva e coperti di mosche, a scopo intimidatorio. Un cartello li qualificava come “assassini”. I corpi rimasero circondati da membri della Muti che impedirono persino ai parenti di rendere omaggio ai propri defunti. Secondo numerose testimonianze, i militi insultarono ripetutamente gli uccisi (definendoli, tra l’altro, un “mucchio d’immondizia”) e i loro congiunti accorsi sul luogo.

Il poeta Franco Loi, testimone della tragedia e probabilmente allora abitante nella vicina Via Casoretto, ricorda:

« C’erano molti corpi gettati sul marciapiede, contro lo steccato, qualche manifesto di teatro, la Gazzetta del Sorriso, cartelli , banditi! Banditi catturati con le armi in pugno! Attorno la gente muta, il sole caldo. Quando arrivai a vederli fu come una vertigine: scarpe, mani, braccia, calze sporche.(….) ai miei occhi di bambino era una cosa inaudita: uomini gettati sul marciapiede come spazzatura e altri uomini, giovani vestiti di nero, che sembravano fare la guardia armati! »  (Franco Loi)

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