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Verso una Costituzione di minoranza per una democrazia dell’onnipotenza

Onnipotenza e impotenza della politica

sana e robusta costituzione

Ebbene questa onnipotenza è ciò che si richiede alla politica perché la politica possa essereimpotente nei confronti dei mercati, subalterna nei confronti dell’economia, perché per l’appunto si trasformi in tecnocrazia, perché abdichi al proprio ruolo di governo della finanza, dell’economia, perché possa obbedire alle ingiunzioni, fare i compiti a casa, unicamente mediante la riduzione dello Stato sociale; non certamente mediante la crescita della progressività delle imposte, non certamente applicando imposte del 70/90% a redditi ultramilionari, non certamente attuando norme costituzionali sulla redistribuzione della ricchezza, non certamente facendo ciò che la politica, secondo la Costituzione, deve fare.

Si deve semplicemente eseguire, ottemperare. I Governi di destra e i Governi di sinistra sono in questo senso uguali, tant’è vero che gli scontri sono di carattere personale, sono caratterizzati dagli insulti reciproci più che dai diversi programmi e nel dibattito politico ciò che non viene mai messo in questione è il sistema di limiti e di vincoli ai poteri economici e ai poteri della finanza, che dovrebbero essere governati dalla politica.

Questo governo della politica fa parte del costituzionalismo profondo dello Stato moderno che nasce come sfera pubblica separata in grado di governare l’economia, che altrimenti sarebbe guidata naturalmente dagli istinti predatori.

I diritti politici, infatti, così come i diritti civili, i diritti di iniziativa economica, i diritti di iniziativa privata, sono diritti esercitati in funzione degli interessi personali; ciò fa parte della logica del capitalismo, non possiamo pretendere che il capitalismo abbia una logica diversa, per questo è necessaria la politica, è necessario redistribuire la ricchezza, per limitare il carattere predatorio attraverso un conflitto sociale che è stato un fattore di civilizzazione. Lo smantellamento di tutto questo è possibile solo se prima di tutto si disarma la società, e cioè si smobilitano i partiti, e i cittadini sono ridotti a spettatori davanti alle televisioni a guardare gli scontri fra i politici, che naturalmente si scontrano su questioni marginali.

Ciò che viene perseguito è prima di tutto la neutralizzazione del controllo dal basso, del radicamento sociale, e in secondo luogo la neutralizzazioni dei limiti e dei vincoli dall’alto, e cioè da parte delle Costituzioni, perché le Costituzioni sono ormai scomparse dall’orizzonte della politica.

Nessuno, infatti, grida più all’incostituzionalità di fronte ai ticket e alla monetizzazione dei diritti fondamentali in materia di salute, che si distinguono dai diritti patrimoniali perché sono per l’appunto gratuiti, universali; sono la base dell’uguaglianza, dovrebbero essere garantiti a tutti nella stessa maniera, non ci dovrebbero essere differenze in materia di sanità. Naturalmente la cosa costa, ma non è neanche un costo troppo grave, se si pensa che su centodieci miliardi – queste sono le statistiche che abbiamo avuto modo di leggere sulla spesa pubblica in materia di sanità – tutti i ticket con tutto l’apparato burocratico che comportano, producono un introito di tre miliardi, cioè praticamente una parte irrilevante della spesa. Una spesa però che pesa interamente sulle spalle delle persone più povere e produce un’enorme mediazione burocratica che rende spesso ineffettivi i tempi delle cure; i tempi sono ormai diventati praticamente un fattore di crollo di una delle sanità pubbliche più avanzate del mondo.

Lo stesso fenomeno si sta verificando in Inghilterra, si sta verificando in Europa: stiamo assistendo ad un crollo delle nostre democrazie legato precisamente a questa involuzione autocratica.

Essa merita di essere chiamata così, perché il meccanismo che è stato introdotto attraverso la congiunzione della riforma costituzionale e della legge elettorale consegna il potere politico a una minoranza parlamentare di fatto fortemente vincolata al capo del Governo; è un fatto che già in parte è avvenuto tant’è vero che questa riforma costituzionale è una costituzionalizzazione dell’esistente, perché già oggi tra decreti legge, leggi delegate, leggi di iniziativa governativa, la produzione legislativa è per il 90% di produzione governativa. Già oggi noi abbiamo avuto un Parlamento esautorato, ma con queste riforme il Parlamento non conterà più niente, sarà per l’appunto una maggioranza di parlamentari, fortemente vincolati da chi deciderà della loro successiva elezione, a causa anche della disarticolazione sociale dei partiti, della loro neutralizzazione come fonti di legittimazione titolari delle funzioni di indirizzo politico, di controllo e di responsabilizzazione.

Il risultato quindi è un’involuzione autocratica, ed è su questo che dobbiamo decidere. Dobbiamo decidere NON tanto se vogliamo la Costituzione del ’48 a causa del suo prestigio e del suo valore simbolico, ma dobbiamo decidere tra democrazia parlamentare e sistema sostanzialmente autocratico, monocratico, che non è una questione di forma: questa forma è funzionale a una governabilità indirizzata a dare mani libere in materia soprattutto di diritti sociali, di diritti fondamentali di uguaglianza. Del resto la crescita della disuguaglianza è un fatto sotto gli occhi di tutti che viene incoraggiato dalle politiche governative non solo in Italia.

Il nostro voto è una scelta o a favore della democrazia pluralistica costituzionale oppure a favore di un’involuzione personalistica, verticalistica e autocratica del sistema politico.

Luigi Ferrajoli – Professore emerito di Teoria generale del diritto, Università Roma Tre; componente del Comitato scientifico di Questione Giustizia

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Verso una Costituzione di minoranza per una democrazia dell’onnipotenza

Unità tra prima e seconda parte della Costituzione

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Uno degli argomenti che viene proposto a sostegno di questa riforma costituzionale è che essa riguarderebbe soltanto la parte organizzativa e non inciderebbe sulla prima parte.

Questa è una falsità, perché le due parti sono fortemente connesse e perché la parte “organizzativa” mette insieme strumenti istituzioni e tecniche di garanzia idonei ad assicurare l’attuazione dei principi della prima parte, in particolare, l’uguaglianza, i diritti fondamentali, i diritti sociali. Io credo che per capire il nesso che esiste tra la prima e la seconda parte della Costituzione e quindi gli effetti che la modifica della seconda parte avrà sulla prima parte, basti prendere in parola quello che dice il Governo, e lo stesso presidente Renzi: «ce lo chiede l’Europa». L’Europa ci chiede queste riforme. Questa è una frase che a prima vista può sembrare senza senso. Che senso ha, che vuol dire che l’Europa è interessata all’abolizione del Senato oppure alla riforma della legge elettorale? Sembra soltanto una mistificazione, ma purtroppo è vero. Ce lo chiede l’Europa, cioè ce lo chiedono i mercati, perché l’obiettivo di questa riforma è un obiettivo perseguito da tanti anni, dalla riforma di Berlusconi, dalla riforma di Craxi: è la governabilità.

Che cosa vuol dire governabilità? Nel lessico dei nostri governi, non soltanto in Italia, governabilità vuol dire onnipotenza dell’esecutivo rispetto al Parlamento e ovviamente rispetto alla società.

Vuol dire mani libere, possibilità di aggredire lo Stato sociale, possibilità di aggredire la scuola, aggredire la sanità, sulla base unicamente di un consenso senza alternative: perché ci si presenta alle elezioni, e certamente non ci sarà più la quantità di voti del passato, ci sarà una crescita dell’astensionismo, perché è crollata la qualità del voto, non si vota per convinzione ma solo per paura del peggio; si ha disprezzo, disgusto, si vota per il meno peggio, e tuttavia questo è il consenso, è la fonte di legittimazione veicolata da una riduzione della politica a spettacolo che richiede NON, come vorrebbe l’articolo 49, il concorso dei cittadini nel determinare la politica nazionale, ma semplicemente il consenso degli spettatori al meno peggio. Al meno peggio significa che tutti devono assomigliarsi, perché non ci sono alternative, perché la politica dei mercati è una sola, la politica si sta trasformando in tecnocrazia, in modo tale che non si spiega perché ci debba essere un ceto politico di un milione di persone che evidentemente è diventato totalmente parassitario perché deve soltanto eseguire i dettami dei mercati.

Il nostro voto è una scelta o a favore della democrazia pluralistica costituzionale oppure a favore di un’involuzione personalistica, verticalistica e autocratica del sistema politico.

di Luigi Ferrajoli – Professore emerito di Teoria generale del diritto, Università Roma Tre; componente del Comitato scientifico di Questione Giustizia

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Verso una Costituzione di minoranza per una democrazia dell’onnipotenza

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Dobbiamo decidere non tanto se vogliamo la Costituzione del ’48 a causa del suo prestigio e del suo valore simbolico, ma dobbiamo decidere tra democrazia parlamentare e sistema sostanzialmente autocratico, monocratico, che non è una questione di forma

 

Questo referendum sarà un referendum sulla democrazia, un referendum sul carattere tendenzialmente autocratico, oppure democratico e pluralista della democrazia costituzionale. La Costituzione che è stata proposta e già votata più volte alle Camere, è un’altra Costituzione. Per il metodo con cui è stata approvata è un oltraggio non tanto e non solo alla Costituzione del ’48, ma al costituzionalismo in quanto tale, cioè all’idea stessa di Costituzione.

Le Costituzioni rigide sono nate nel secondo dopoguerra per unire, ma soprattutto sono nate come limiti e come vincoli ai poteri di maggioranza. Questa è la grande novità.

Le Costituzioni dopo le tragedie del fascismo, del nazismo, dei totalitarismi nascono come «mai più»: mai più l’onnipotenza di qualunque potere costituito, anche se di maggioranza; esse nascono come sistema di limiti, di vincoli, di regole ai poteri, a qualunque potere.

La Costituzione di Renzi si caratterizza, sin dal metodo, come una Costituzione non di maggioranza ma di minoranza.

Grazie a una legge dichiarata incostituzionale, il porcellum, un partito che aveva il 25% non degli elettori ma dei votanti, ha preso la maggioranza assoluta; e in questo 25% che equivarrà ad un 15% della popolazione, la maggioranza è costituita da meno della metà perché molti sono diventati “governativi” a seguito del cambiamento di equilibri interni al partito, quindi abbiamo un’infima minoranza a sostegno di questa riforma che è stata approvata – anzi, è stata imposta – attraverso operazioni veramente scandalose: la fiducia, il taglio di emendamenti, forme di Aventino fino all’ultima gravissima deformazione consistente nel carattere plebiscitario che si vorrebbe imporre al referendum come referendum NON sulla Costituzione ma su Renzi.

Ma se c’è una questione che non ha niente a che fare con le funzioni di Governo è precisamente la Costituzione. Già questo, qualunque cosa dica la nuova Costituzione, è un fattore di discredito della nuova Carta.

Noi abbiamo una Costituzione che è nata dall’antifascismo, dalla Liberazione, votata praticamente quasi all’unanimità da partiti che avevano combattuto il fascismo; quindi anche sul piano simbolico essa ha un enorme valore aggregante e democratico.

L’oltraggio al costituzionalismo e alla Costituzione come momento storico di rottura avrà come risultato l’instaurazione di una Costituzione di minoranza, una Costituzione regressiva, una Costituzione che non ha più il prestigio, il valore che deve avere la Costituzione in un sistema democratico.

Del resto questo declino è accompagnato e segnalato dalle innumerevoli violazioni costituzionali che si sono sviluppate in questi anni anche nella procedura di riforma o revisione costituzionale; esse sono il sintomo di un generale declino della Costituzione e dei principi costituzionali dall’orizzonte della politica. E questo vale soprattutto per quel che riguarda i contenuti.

In questi anni è stato smantellato lo Stato sociale, è stato distrutto il diritto del lavoro – i lavoratori non hanno più diritti, il lavoro è diventato precario – la sanità non è più una sanità universalistica e gratuita perché è diventata una sanità monetizzata che pesa sulle spalle soprattutto dei più poveri, con tempi lunghissimi di prestazione che rendono di fatto incurabile gran parte delle malattie dei più poveri, che rinunciano alle cure.

Si parla sempre del PIL come fattore e misura della crescita e del progresso, si parla dello 0,7, 0,8 per cento: però contemporaneamente per la prima volta nella storia recente, abbiamo avuto una riduzione delle aspettative di vita; le aspettative di vita si sono ridotte, credo, di sei mesi, per effetto di un crollo delle garanzie della salute.

Le controriforme che sono state fatte sia nell’epoca berlusconiana che adesso, sono un’aggressione: un’aggressione alla scuola, un’aggressione alle pensioni, ai diritti di sussistenza, per il motivo che costano troppo; ma dobbiamo essere consapevoli che costa molto di più la mancata garanzia di questi diritti, le cui tutele sono il primo investimento produttivo; l’Italia è diventata più ricca rispetto al suo passato, e in generale l’Europa rispetto agli altri Paesi, perché hanno garantito i minimi vitali, l’istruzione, la salute, in assenza dei quali non c’è produttività individuale e non c’è chiaramente crescita economica e produttività collettiva.

Il nostro voto è una scelta o a favore della democrazia pluralistica costituzionale oppure a favore di un’involuzione personalistica, verticalistica e autocratica del sistema politico.

di Luigi Ferrajoli – Professore emerito di Teoria generale del diritto, Università Roma Tre; componente del Comitato scientifico di Questione Giustizia

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A Milano l’estrema destra assedia il Giorno della Memoria.

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January 22, 2016

Che l’antifascismo non fosse più una cosa scontata lo sapevamo già, ma che ormai sia venuto meno anche un minimo di pudore è senz’altro un dato da evidenziare. Già, perché a Milano il Giorno della Memoria (27 gennaio) sta per essere letteralmente assediato da iniziative dell’estrema destra. Domenica 24 si tiene il convegno organizzato da un network europeo di ispirazione nazifascista, che comprende, oltre la nostrana Forza Nuova, anche organizzazioni come i tedeschi della Npd o quella banda di delinquenti che è la greca Alba Dorata. Il 28 e il 29 gennaio, poi, è il turno del fascioleghismo in salsa europea, con un evento che prevede il lancio ufficiale in Italia della coppia Salvini-Le Pen. E tutto questo senza che a livello istituzionale si siano ad oggi registrate reazioni degne di nota. Insomma, come se ormai valesse tutto.

Il Giorno della Memoria è sicuramente una commemorazione dai contorni molto istituzionali e quindi poco adatta a stimolare coinvolgimento e mobilitazione, ma è pur sempre il giorno in cui si ricorda la più grande infamia della storia del nostro continente, cioè l’Olocausto, il genocidio di ebrei e rom, lo sterminio dei popoli “non ariani, gli  “untermenschen”, degli omosessuali, dei disabili, degli oppositori politici. Per questo si tratta di un giorno che dovrebbe di per sé tenere alla larga nazisti, fascisti, razzisti, antisemiti, xenofobi, omofobi e simili. Dovrebbe, appunto, ma evidentemente non è più così.

Il convegno del 24 gennaio è organizzato dalla rete nazifascista europea “Alliance for Peace and Freedom” (Apf) e inizialmente doveva tenersi alle Stelline, ma l’intervento dei movimenti antifascisti e dell’Anpi, che si è portata dietro un po’di sinistra politica e sociale, ha fatto saltare la location. Hanno poi provato in Regione, ma è andata male anche lì, un po’ perché gli alleati della Lega si chiamano Casa Pound e non Forza Nuova e un po’ perché Maroni è già impegnato in altre edificanti battaglie, come quella di riuscire a trascinare il gonfalone di Regione Lombardia al Family Day. Quindi, finirà come al solito, cioè il convegno si terrà in un albergo milanese (ancora sconosciuto), grazie alla gentile intermediazione della Questura.

In ogni caso, non solo le reazioni da parte delle istituzioni del territorio, come il Comune (e gli stessi aspiranti sindaci) o la Regione (ma qui stendiamo un velo pietoso), sono state finora al di sotto del minimo sindacale, ma addirittura ci sono rappresentanti istituzionali che partecipano in prima persona al convengo del 24. A parte la grottesca consigliera regionale Baldini (a suo tempo eletta nella Lista Maroni), le locandine annunciano persino la presenza del ciellino ed ex Ministro Mario Mauro a fianco del capo di Forza Nuova.

Contro il convegno nazifascista il Comitato Permanente Antifascista ha organizzato un presidio per domenica mattina alle ore 10.00 alla Loggia dei Mercanti. Per ora ci risulta essere l’unica iniziativa in campo.

Il 28 gennaio alle 18 si terrà invece il convegno promosso dal gruppo parlamentare europeo di estrema destra, “Europa delle Nazioni e della Libertà”, costituito tra gli altri dalla Lega e dal Front National. Salvini questa volta non ha osato la piazza e tutto si svolgerà al chiuso (si entra solo con prenotazione), in una sala di Milano Congressi in FieraMilanoCity. È prevista la presenza di numerosi parlamentari europei e soprattutto dei capi dei principali partiti dell’estrema destra istituzionale del continente, a partire da Marine Le Pen. Alcuni rumours parlano anche della possibile presenza di deputati omofobi del partito di Putin. In altre parole, sarà il lancio politico, rivolto anzitutto alla stampa nazionale (conferenza stampa il 29 mattina), del fascioleghismo come opzione di governo, nazionale e continentale, e la conferma pubblica e definitiva della collocazione della Lega nell’alveo della destra radicale e xenofoba europea.

Con l’aria che tira in Europa e mentre anche qui da noi razzisti e xenofobi soffiano quotidianamente sul fuoco, se non peggio, sarebbe davvero incomprensibile se il progetto della coppia Salvini-Le Pen non incontrasse a Milano una voce contraria. Per questo diverse realtà, unite nella firma Milano Antifascista, Antirazzista e Meticcia, hanno indetto un corteo per giovedì 28 gennaio, con partenza alle h. 18 aPagano. Nell’evento fb www.facebook.com/events/768303223281523/ trovate le info e gli aggiornamenti.

Per la mattina del 29 gennaio è previsto, inoltre, un corteo degli studenti, con partenza alle h. 9.30 da Cairoli. 

di Luciano Mulhbauer.

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Una firma contro il fascismo

Domenica 24 dicembre dalle ore 9:00 alle 12:00 a Senago in piazza A. Moro, 
saremo presenti con un banchetto per raccogliere le firme.
 

 

Si chiede l’immediato scioglimento di tutte le organizzazioni neofasciste e neonaziste, da Forza nuova a Casa Pound a Lealtà Azione alla Comunità militante dei dodici raggi e consimili, che traggono ispirazione dal passato ventennio mussoliniano come dal nazismo e che assumono come modelli di riferimento organizzazioni terroristiche e antisemite dello scorso secolo, come la Guardia di Ferro rumena e Le croci frecciate ungheresi.
Diversi esponenti di questi stessi raggruppamenti sono stati in questi anni protagonisti di atti apologetici del fascismo, violenze gravissime, spesso a sfondo razziale, e per queste ragioni condannati dalla giustizia ordinaria.
La volontà da parte di dette formazioni di ricostituire nel presente il partito fascista, contravvenendo alla legge, è un dato inconfutabile.
La stessa Corte di Cassazione, l’8 gennaio 2010 (sentenza 19449 Quinta sezione penale), riguardo Forza nuova, ribadiva la natura «nazifascista»dell’organizzazione.
Si richiede altresì da subito il divieto alle organizzazioni citate di poter accedere a spazi pubblici, all’aperto o al chiuso, per manifestazioni, convegni, concerti, raccolta firme o altre attività a fini propagandistici.

Anpi Senago

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Fascisti anche a Senago

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Come era ampiamente prevedibile, visto il clima che si respira in tutto il paese, anche Senago ha visto la comparsa di elementi fascisti sul proprio territorio

Preceduti una settimana prima da manifesti abusivi, nella mattina di domenica 22 novembre, in piazza Dalla Chiesa, l’organizzazione di estrema destra Forza Nuova ha potuto tranquillamente e sfacciatamente occupare il suolo pubblico con un gazebo e distribuire volantini che propagandavano idee razziste e xenofobe.

Un anno e mezzo fa, con facile preveggenza, Anpi Senago, Rete Antifascista Nord Ovest Milano e Sinistra Senago presentarono al Consiglio Comunale di Senago la richiesta di approvare un dispositivo antifascista che individuasse strumenti per prevenire il riemergere di forze che si richiamano a ideologie fasciste, razziste e xenofobe. La richiesta fu trasformata in mozione da parte di SEL.

Ma in Consiglio Comunale la minoranza (Lega Nord, Forza Italia e Vivere Senago), con l’appoggio di alcuni elementi della maggioranza, si oppose alla mozione antifascista e ne causò il ritiro e la bocciatura.

La Lega Nord dichiarò in quell’occasione che “non vi sono fascisti a Senago”.

Ecco, oggi è arrivata la smentita.

E’ intollerabile che organizzazioni che si richiamano a ideologie che vanno contro i valori ed i principi democratici espressi nella nostra Costituzione possano impunemente propagandare odio e rancore.

Anpi Senago, Rete Antifascista Nord Ovest Milano e Sinistra Senago faranno tutto quanto è possibile affinché queste organizzazioni non possano più operare sul nostro territorio.

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L’antifascismo non è un dettaglio. No al nome di Franco Servello al Famedio.

Partigiani sempre

Il fatto è semplice. A Milano c’è il Cimitero Monumentale, che raccoglie anche tombe di uomini e donne illustri e ricorda persone che hanno “illustrato” Milano e non solo, pur se sono seppelliti in altri luoghi (qualche nome: Boito, Catalani, Cremona, Giussani, Hayez, Horowitz, Manzoni, Marinetti, Medardo Rosso, Toscanini e, più di recente Alda Merini, Franco Parenti, Giovanni Pesce e molti altri). Proprio all’ingresso del Cimitero c’è il “Famedio”, luogo dedicato al ricordo di personalità illustri, anche solo con un’iscrizione.

Dal 2010 il Comune di Milano, ha creato un’apposita Commissione del Consiglio, con rappresentanti di tutti i gruppi, per scegliere le persone che dovranno essere iscritte, ogni anno, in occasione del 2 novembre. Anche in questo caso, i nomi sono parecchi e basterà citarne solo alcuni, accanto a quelli dell’elenco sopra indicato: Leo Valiani, Aldo Aniasi, Onorina Brambilla Pesce, Giovanni Pesce, Laura Conti, Claudio Sommaruga, etc. Quest’anno la Commissione si è riunita e, all’unanimità, ha deciso di iscrivere 29 persone e in un elenco speciale, 14 donne. Ci sono Presidenti di ordini professionali, artisti di rilievo come Ronconi, medici, imprenditori. Tra le donne Fiorella Ghilardotti (prima donna Presidente di Regione), Angelica Balabanoff (politica), Maria Montessori (educatrice), Maria Grazia Cutuli (giornalista assassinata dai terroristi in Afghanistan). Fin qui nulla da dire.

Ma poi c’è anche il nome di Franco Servello (politico), che lascia veramente di stucco. Servello è stato un esponente del Movimento Sociale italiano e Senatore, per il suo partito. Ha coperto cariche pubbliche nel MSI, non ha mai rinnegato di essere stato fascista. Una cronaca dell’epoca riporta una foto del suo funerale, in cui appaiono non pochi saluti romani. Dunque, non avendo fatto nulla di eccezionale, neppure nell’esercizio delle funzioni parlamentari, allora bisogna dire che è stato inserito per “meriti fascisti”. Altrimenti, si potrebbero iscrivere tutti i parlamentari e politici, purché non siano finiti in carcere.

E’ un segno dei tempi. Naturalmente l’ANPI e l’ANED hanno vivamente protestato. Ed altrettanto naturalmente è apparso un articolo su “Il Giornale” in cui si parla di “odio che non passa”, di una sinistra che vive di logoro antifascismo, di pagine della storia d’Italia che l’ANPI vuole stracciare. Ci vuole un po’ di coraggio a scrivere certe cose, ma lasciamo stare, tanto non riusciremo mai a far capire a chi non vuol capire che l’odio non c’entra per nulla e che in gioco sono soltanto la storia e la dignità di un Paese. Il fascismo è stato quello che sappiamo: dittatura, orrori, persecuzioni razziali, morte. Non può essere considerato meritorio averne fatto parte, per la semplice ragione che la storia è andata in un’altra direzione, ha vinto la Resistenza, è nata la Repubblica, la Costituzione fondata su valori tutti contrari all’ideologia ed alla pratica fascista. Non c’è bisogno di argomentare a lungo su questo.

Lo sforzo per arrivare ad una “memoria condivisa” dovrebbe passare per altre vie, oggi ancora improponibili: e la prima tappa dovrebbe essere quella del riconoscimento della Storia, del rifiuto del fascismo e della dittatura, della straordinaria importanza della Resistenza e della Liberazione. Non siamo ancora arrivati ad una memoria “collettiva”, fondata sul comune riconoscimento almeno dei fatti principali; figurarsi se possiamo pensare ad una parificazione tra chi combatteva e si impegnava per la dittatura e chi dedicava la sua vita alla libertà del Paese.

Ma la riflessione principale deve essere un’altra: come è possibile che in una città democratica come Milano, che si gloria di una Medaglia d’oro per la Resistenza, una Commissione comunale decida una simile cosa e per di più all’unanimità? Nessuno dei componenti si è reso conto che così si reca uno sfregio ai tanti nomi degni e davvero illustri ricordati nel Famedio e si accredita una visione storica improponibile? E non è intervenuta la Giunta, né il Sindaco. Nessuno si è opposto, o ha protestato, al di fuori delle Associazioni di cui ho detto.

Questo è il vero dramma di questo Paese, che possano accadere cose del genere in una città democratica e non ci sia una reazione. So benissimo che moltissimi non saranno d’accordo con quella iscrizione; e sono convinto che neppure il Sindaco la gradirà. Ma si tace, e tutto passa in una sorta di indifferenza generale. Come a dire: “con tutto quello che succede, nel mondo e in Italia, che volete che sia?”. E ancora più grave è il non capire che così si è ragionato negli anni venti, quando nasceva il fascismo, così si è ragionato nel ’46, invece di fare una vera epurazione e rinnovare completamente il tessuto democratico della struttura dello Stato.

Se oggi fioriscono gruppi neofascisti, se ancora siamo costretti a vedere i saluti romani e i simboli fascisti (e giustamente non li tolleriamo), è per questa disaffezione alla partecipazione, questo modo di sottovalutare fatti che sembrano modesti, ma in realtà hanno un significato di assai maggior peso di quanto si pensi. Quando diciamo che questo Stato non è ancora diventato davvero antifascista, alludiamo a questi esempi, che sono tanti e che non sono più accettabili.

Bisogna che le coscienze si risveglino e si compia un salto di qualità nell’impegno democratico. Senza del quale, finiremo davvero, assai tristemente, nella palude di un Paese senza storia e senza valori. Sia chiaro, una volta per tutte, perfino a certa stampa (se ci riesce) che non stiamo fomentando odi o rancori; pretendiamo soltanto che la storia sia rispettata e accettata per quello che ci racconta e ci descrive, soprattutto delle nostre pagine migliori.

Rivolgiamo una sollecitazione, forte, a coloro che cedono ai compromessi in nome dell’unanimità, a coloro che tacciono, a coloro che non si indignano: chiediamo partecipazione, fedeltà ai princìpi ed ai valori ed infine rispetto per coloro che meritano davvero di essere ricordati e per i quali il doveroso ricordo non deve essere umiliato e svilito. Mentre il rispetto per ogni defunto come tale è, ovviamente, fuori discussione.

di Carlo Smuraglia Presidente dell’Anpi Nazionale

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