Archivi del mese: dicembre 2012

…perché la verità è più forte di qualsiasi cosa, più luminosa del giorno, più terribile di un uragano…

 Di notte la prigione spandeva intorno una grande luce e il tiranno nel suo palazzo faceva tirare tutte le tende per non vederla, ma non riusciva ugualmente a dormire.

Giacomo di cristallo, anche in catene, era più forte di lui, perché la verità è più forte di qualsiasi cosa, più luminosa del giorno, più terribile di un uragano.

 

Da Gianni Rodari, Favole al telefono.

 

In questo clima di apocalisse annunciata, di post montismo, di caos ferroviario, come non si può, almeno per un istante, non portare la memoria a quella piazza del centro, che vede passare ogni giorno migliaia di studenti, turisti e uomini di affari? Tralasciando un momento l’emozione della data palindroma 12-12-’12, sarà forse bene non scordarsi della bomba che scoppiò quel pomeriggio di quarantatré anni fa nella filiale di piazza Fontana della Banca dell’Agricoltura. E ovviamente non possiamo nemmeno permetterci che discolorino nella nostra mente tutte le mancanze, gli errori, i crimini, che seguirono l’attentato, perché le ferite provocate dall’esplosivo sono ancora aperte, perché la verità sull’accaduto non è un bene comune.  È triste constatare in occasione degli anniversari delle Stragi, che la “verità” sui fatti è un lusso non destinato alla moltitudine dei cittadini. Il mistero che ammanta i volti degli stragisti, dei mandati italiani o stranieri, non è nemmeno minimamente degna di un paese civile, di un paese che si è formato dopo aver sconfitto quelle stesse persone che hanno piazzato la bomba a Piazza Fontana! Di questa vicenda noi possediamo  soltanto una verità frammentaria, incerta e traballante; dobbiamo costantemente mettere assieme i pochi tasselli che abbiamo in mano sperando di poter dare la giusta ricompensa alle vittime e ai loro familiari.

Spesso lavorare sulle Stragi significa affidarsi a prove indiziarie, percorrere strade sbarrate, sia dalla negligenza, sia dalla malcelata volontà di insabbiare. Magari c’è la speranza di ritrovare in un qualche ufficio un armadio goffamente nascosto, ma forse sarò troppo tardi per poter vedere i volti dei bombaroli  davanti ad una  tribunale!

Viste queste cose non si può non dire che l’Italia abbia fatto completamente i conti con il fascismo, dalle stragi di Stato, agli eccidi nazifascisti riscontriamo la totale inadeguatezza delle minime azioni giudiziarie intentate contro quei fatti.  Gli “scheletri nei nostri armadi” non sono stati rimossi, il cancro della violenza e della sopraffazione intacca ancora i gangli vitali del nostro paese. Certamente una sentenza non ripara i danni intimi provocati da una bomba, ma ridarebbe al popolo quella consapevolezza della sua sovranità, che non lo farebbe suddito delle decisioni  violente di persone nascoste sotto la maschera di moderati e democratici.

Ma cosa si può fare in questo momento, mi si scusi la domanda retorica?

L’unica cosa in nostro possesso è il ricordo: non a caso tante parole di questo mio breve intervento si rifanno all’ambito della memoria! La memoria  e quelle piccole scintille di verità che possediamo sono armi potentissime (più potenti delle bombe!), capaci di far vivere chi è stato deliberatamente e ingiustamente ucciso!

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